0

Noi e il vino, in quarantena.

  • Noi e il vino, in quarantena.

Finalmente si è conclusa la fase 1, la quarantena forzata che ha costretto gran parte di noi a chiudersi in casa con poche eccezioni per uscire e praticamente nulle eccezioni per socializzare dal vivo. E in questa quarantena il consumatore di vino si è andato definendo secondo tanti diversi personaggi che provo qui a riassumere:


- il finemondista: nell'incertezza del domani il finemondista ha spalancato gli sportelli delle cantinette climatizzate tenute a chiave col lucchetto. Ha aperto quella busta chiusa depositata in cassaforte per estrarne la combinazione segreta per aprire il caveau dei vini "intoccabili" (tenuti per le occasioni speciali, o come investimento per una futura rendita pensionistica). Il finemondista ha abiurato l'acqua come bevanda, delegandola al solo indispensabile scopo di lavarsi le mani. Fatta incetta dei più preziosi flaconi della sua collezione li ha stappati e sciabolati senza ritegno, riempiendo calici su calici e scolandone gli ultimi sorsi direttamente a canna dal collo della bottiglia. Il tutto al motto di  "Piuttosto che di corona-virus morirò di cirrosi"




- il penitente. Anche in virtù di una iniziale sovrapposizione tra quartantena e quaresima, alcuni hanno abbandonato i vizi (e le gioie) del vino, aggiungendo così alla reclusione forzata torture autoinflitte che non oso nemmeno immaginare. Pasti a pane e acqua, vita sana, meditazione. I più estremi si sono lanciati su succhi di frutta e centrifugati. Alcuni li hanno visti piangere in un angolo e pregare Conte perché riaprisse tutto immediatamente permettendo loro di brindare nuovamente in compagnia.

- il curvacontagista. Le statistiche ed i quotidiani aggiornamenti dei dati del contagio appassionavano tanto da immedesimare se stessi e le proprie abitudine enoiche. Tanto più che i dati venivano forniti all'ora dell'aperitivo. E così all'inizio è stata una crescita esponenziale, stappando bottiglie sempre più importanti, acquistando anche online le etichette proibite che ancora non si aveva avuto modo di provare. Insomma in questa fase il curvacontagista ha affiancato e talvolta superato il finemondista per impegno economico e sfrontatezza nel bere, salvo poi raggiungere il picco. Da lì una lenta e cauta discesa. Dall'Amarone al Ripasso, dal Ripasso al Valpolicella Superiore, quindi al base. Ora si fa consegnare a casa bag-in-box e damigiane di sfuso.

- il videodipendente. Annullate le visite in cantina, gli eventi, le degustazioni, l'enoappassionato più attivo si è sentito perso. Ma la costrizione casalinga lo ha portato ad impadronirsi della tecnologia e delle piattaforme social per partecipare al fiorire sempre più fitto di dirette video: instagram, FB, Zoom e via dicendo. Mattina in diretta dalla vigna, il pomeriggio incontro in streaming col produttore, la sera degustazione condivisa con gli amici. L'agenda social del videodipendente è diventata più fitta di quella del Premier, e ormai non gli rimane mai il tempo di stappare e bersi un buon bicchiere di vino in santa pace.


- l'archeologo. Appartengono a questa cerchia solo gli appassionati di lunga data, broker di vino ed ereditieri di cantine ben fornite. L'archeologo ha approfittato della quarantena per scavare nei meandri di cassette di legno e scaffali, stanando flaconi vetusti e spesso dimenticati sotto cumuli di bottiglie più recenti. L'archeologo ritrova bottiglie rare, fantastici Chianti degli anni 60-70, Baroli e Barbareschi finalmente invecchiati fino al fulgore delle terziarizzazioni, gloriosi Riesling tedeschi over 30. Ma tra una bottiglia lavandinata e un'emozione strappacuore, scopre anche inaspettati vini bianchi e rosati egregiamente evoluti. Scopre nuove frontiere della degustazione, sfata tabù e svuota finalmente la cantina da una quantità eccessiva di reperti storici. E sovente l'archeologo può accorgersi che anni fa, quando comprò certe bottiglie, aveva proprio dei gusti di m.. , va be', diciamo discutibili.

 - il centellinatore. Un vero virtuoso del consumo di vino in quarantena. Si versa un calice a pasto, salvo rare occasioni di riassaggio. Non condivide la bevuta con alcun convivente, vuoi per una vita solitaria, vuoi per compagni di quarantena astemi (sì, non dimentichiamo che oltre al covid-19 esistono altre disgrazie). Il centellinatore consuma metodicamente la bottiglia stappata, impiegando solitamente 7 pasti per esaurire il contenuto, con un calice da 15 cl precisi. E' dotato di tappi stopper per gli spumanti e sottovuoto per i vini fermi, in modo da conservare al meglio il contenuto attraverso le 72 ore che impiegherà a terminarlo. Se il centellinatore si interessa di fasi lunari e biodinamica si può divertire a vedere il vino attraversare giorni radice, foglia, fiore e frutto, gustandolo così sotto diversi assetti cosmici. Esiste poi una sottospecie di centellinatore meno rigoroso, anche detto svampa che ritappa la bottiglia col primo sughero che trova, e si abbandona al romantico quanto decadente fascino dell'ossidazione. Indiscusso principe degli svampa colui che conserva lo spumante con un cucchiaino da caffè infilato nel collo, affidandosi ad esso per preservarne bolle ed integrità.

- il banderuola. Influenzato dai forti venti di opinione pubblica, gonfiati dalle parti politiche e dai vari fronti scientifici, vive una sorta di bipolarismo schizofrenico. Alterna giorni di "Aprite tuttooo!", in cui sciabola anche la gassosa, a giornate di clausura e astinenza totale al grido di "Chiudete tutto!"

Ora che siamo entrati nella fase 2 e si allargano nuovamente gli orizzonti del consumatore di vino ogni profilo che si è andato a generare in questa quarantena va rimodellandosi, riadattandosi alla nuova situazione, tra delivery di bar, ristoranti ed enoteche e nuove abitudini acquisite. In ogni caso confido che la quarantena non abbia posto fine alla nostra passione per il vino. 
Sogno che la situazione ci abbia fatto riflettere su di noi, e ci abbia fatto apprezzare quanta bellezza possiamo trovare in un calice, che può rivelarsi conforto e spiraglio di luce anche in circostanze sgradevoli o inaspettate.

Matteo Carlucci

Sommelierdellasera


Comments

Write Comment