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La controversa storia del Whisky

  • La controversa storia del Whisky


Il whisky nasce nella notte dei tempi ed è impossibile stabilirne un’età ed un origine ben precisa. E’ senza dubbio il più nobile dei distillati di cereali e la sua paternità è da lungo contesa da scozzesi e irlandesi.

La nascita del distillato viene fatta risalire a San Patrizio, patrono degli irlandesi, ma con natali scozzesi.

Si narra infatti che all’età di 16 anni venne fatto prigioniero dai pirati irlandesi e venduto come schiavo al re Dalriada, sovrano di un regno che allora comprendeva parte della Scozia e dell’Irlanda. Una volta fuggito, si fece diacono, fu poi nominato vescovo e si recò successivamente in Irlanda nel 432 d.C. per dedicarsi ad un’intensa attività di apostolato.

La leggenda afferma che il santo durante i suoi antecedenti pellegrinaggi in Terra santa, avesse appreso i segreti della distillazione che trasmise e diffuse durante la sua opera di evangelizzazione.

Nel 1172 quando le milizie Inglesi guidate da Enrico II invasero l’Irlanda, si imbatterono in una bevanda alcolica locale che apprezzarono pur non sapendo ne descriverla, ne nominarla. L’espressione gaelica uisge beatha, traduzione del latino acqua vitae, mutò nel XIII in uishgi a causa della difficoltà di pronuncia degli invasori inglesi e divenne poi whisky.




Tornando all’origine del distillato, la materia prima è rappresentata dai cereali, ampiamente diffusi in tutto il mondo e da sempre impiegati per produrre birra. Poiché questa bevanda si manteneva poco e andava in acescenza con l’arrivo della primavera, qualcuno pensò di distillarla per poterla conservare meglio, concentrandone il contenuto alcolico e attivando così una difesa naturale contro possibili alterazioni batteriche. Tale attività veniva svolta in inverno, quando la stagione rigida imponeva una pausa dalle normali attività di pastorizia, agricoltura e pesca.
Proprio in inverno avveniva la distillazione dei mosti di cereali: la pausa dalle normali occupazioni della pastorizia, agricoltura e pesca metteva nelle condizioni le famiglie di interi paesi di dedicarsi a questa attività. Il clima rigido preservava il mosto dalle infezioni acetiche e permetteva una corretta produzione della materia prima destinata agli alambicchi.


Non ci sono altre notizie sulle origini di questo distillato, ma è facile desumere che si possa trattare dell’antenato del whisky, la cui nascita ufficiale risalirebbe a quasi tre secoli dopo, come viene riportato in un documento ufficiale del Registro dei Conti scozzese del 1494 che fa riferimento ad una partita di malto indirizzata a frate John Corr per la produzione di 12.000 bottiglie di aqua vitae. Da lì in poi il whisky diventerà sempre più importante diffondendosi rapidamente nei secoli a seguire.
Se da una parte la birra era un prodotto essenzialmente locale, legato al territorio poiché difficilmente trasportabile all’arrivo dei primi caldi, al contrario il whisky si prestava ad essere trasportato e commercializzato.

Gli Scozzesi furono i primi a fare del whisky una fonte di guadagno e per tutto il XVI secolo la produzione crebbe in maniera esponenziale, tant’è vero che destinare così grandi quantità di cereali alla distillazione a discapito degli approvvigionamenti alimentari portò ad un grave degrado sociale ed un consumo eccessivo di questa bevanda.

La soluzione adottata fu l’imposizione di una serie di restrizioni e imposte sui distillati al fine di controllare la produzione. Nel 1707 la Scozia venne annessa all’Inghilterra e le tasse colpirono in maniera ancora più significativa la produzione del whisky, intervento che non fece altro che incentivare la proliferazione di distillerie clandestine soprattutto in luoghi impervi a causa delle condizioni atmosferiche avverse: alla fine dell’Ottocento si stima che ad Edimburgo e dintorni ci fossero solo otto distillerie autorizzate e ben 400 illegali nascose in campagna.
Solo nel 1823 con l’Excise Act le tasse sul whisky vennero riportate ad un livello tollerabile e ciò mise fine anche alle distillerie non autorizzate.
L’uscita dalla clandestinità diede nuovo impulso alla produzione e molti imprenditori iniziarono ad ammodernare le distillerie e aumentare la qualità dei prodotti.


La prima licenza venne riconosciuta alla distilleria Glenlivet nel 1824, seguita dalla Cardhu, Glendronach e Macallan.

Alle fine dell’800 la fillossera decimò i vigneti di tutta Europa; questa tragedia della viticoltura si tradusse in una fortuna inaspettata per i produttori di whisky, che videro moltiplicare gli ordini data la carenza di Cognac dalla Francia accessibile alla nobiltà inglese.
E’ proprio in questo periodo storico che l’industria di whisky scozzese raggiunse il suo massimo storico. Di lì in poi sarà un susseguirsi di aperture di nuove distillerie, fino all’inversione di tendenza causata dalla Recessione in Gran Bretagna, dalla successiva Grande Guerra e dal Proibizionismo americano che comportarono grandi difficoltà per il settore.
Nel secondo dopoguerra si ritornò ad una produzione fiorente di whisky, ma tale slancio venne nuovamente interrotto a causa della crisi dei consumi ed alla chiusura di alcune attività avvenuta a partire dagli anni '80 e '90.
Solo negli ultimi vent’anni abbiamo assistito ad una ripresa stabile ed un rinnovato interesse per questo distillato.


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