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A volte basta una canzone, solo una stupida canzone e un bicchiere di vino per ricordarti chi sei

Cinque vini, cinque canzoni. Facciamo un gioco. Siamo in procinto di feste e momenti di svago. Ma anche, spero per voi, momenti per voi, con voi, fuori dal frastuono, dall'ingozzarsi, dal celebrare usi e consuetudini del periodo.

E se vi capita, fate questo gioco. Trovate cinque canzoni che vi rappresentano, che vi piacciono, o che non vi piacciono ma comunque hanno quel qualcosa che, diamine!, vi fanno partire un prurito, non capite nemmeno se benevolo o fastidioso.

E da bravi appassionati del vino prendete questi pezzi e abbinateci un vino.

Non è dare punteggi, non è analizzare il liquido e le sue parti, è un esercizio più profondo ed insieme più leggero. Si tratta di giocare con l'intuito, quel senso che tutti abbiamo ma utilizziamo assai poco.

Come scrisse Italo Calvino “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.” (da Lezioni Americane).

E allora lasciate i macigni, a meno che non siano preziosi elementi del terroir dei vini che vi verranno in mente.

 

Postilla: "Cinque pezzi facili" è un film con Jack Nicholson, dove suonava al piano 5 pezzi affatto facili, e la storia narra di un personaggio che "lotta" contro le proprie radici e le convenzioni, ma si trova infine vittima del proprio anticonformismo. Tra le righe si legge un appello a non alimentare una dualità, piuttosto a cercare e riconoscere la propria indole, accoglierla e farla fiorire. Un lavoro che i più bravi vignaioli sanno benissimo interpretare sulle proprie uve al momento di trasformarle in vino.

Questi i miei brani, ed i miei vini.

 

1 - Nick Drake - Time has told me.

Sonorità tra il country ed il blues, una voce ovattata e capace di vibrare come corda di violoncello pizzicata. Un inno alla purezza, alla percezione di quel che siamo, al lasciare quello che è apparenza, a rivelarci per la nostra essenza. "And time has told me / Not to ask for more / So someday our ocean / Will find its shore".

Mi vengono in mente i vini di Paolo e Katia Babini, meglio noti come Vigne dei Boschi. In particolare sceglierei l'albana MonteRe, da vigne in Valpiana, su marne a bassa presenza calcarea, dove l'altitudine regala complessità, tratti minerali, sale e grande capacità di evolvere. Come l'oceano di Drake, i vini di Paolo possono anche subire burrasche, essere coperti di nebbie, appiattirsi in giornate di bonaccia, ma poi trovano sempre la loro spiaggia. E quella spiaggia diventa un posto di cui difficilmente ti puoi dimenticare.

 

2 - Ella Fitzgerald & Louis Armstrong - Cheek to cheek

Due assolute vette. La voce roca e profonda di Louis duetta con l'eleganza di usignolo di Ella. Si celebra l'amore per la vita, per le cose semplici e legate alla natura come scalare montagne e andare a pescare lungo i torrenti (peraltro attività che adoro), coronate da quella condivisione spontanea e liberatoria di un ballo a tu per tu. Il graffio e la carezza delle voci, lo squillo della tromba, il soffice ritmo della batteria jazz, i fraseggi e le armonizzazioni del piano in sottofondo. Una magia, davvero da condividere con quelle persone a cui brillano gli occhi, sempre, non solo quando vi guardano.

Marco Fon - Malvazja Selezione 2018. Le uve raccolte grappolo a grappolo, quando non addirittura acino per acino, con l'attenzione maniacale che solo Marco sa tenere per la sua "principessa" (la malvasia istriana, ndr). La parte di Louis la fanno le rocce del Carso sloveno, la parte di Ella la dolce e profonda Malvazja. Un fraseggio di fiori bianchi e frutti gialli su un altare di roccia spaccata. Luce e roccia, vento e sapore. "Heaven...I'm in heaven..."

3 - Hindi Zahra - Un Jour

La nostalgia e la tristezza che passano sull'anima lasciando una traccia dolce-amara. La voce setosa di Hindi in francese vibra di un dolore che ci accomuna e che sa trasformarsi in leggerezza. Un dolore trasceso e digerito, che diventa ricordo soffice, che apre un sorriso. Un tramonto è la situazione ideale per ascoltarla forse.

Langhe Nebbiolo 2010 di Giuseppe Rinaldi. Uno dei vini che più spiazzò e stupì. Volubile, mutevole, così aderente all'animo dell'annata classica, eppure così mellifluo, così capace di nascondersi, mutare volto, aprire mille prospettive. Proprio come un passato che torna, come un ricordo che ogni volta ha un sapore un po' diverso, perché sei tu ad essere cambiato.

 

4 - Gianmaria Testa - Anche senza parlare

"Non c'è oggi non c'è domani, solo adesso, adesso, c'è". Basterebbe questa frase potentissima, ma Testa te la scaglia in faccia con la sua voce fumosa e la sua chitarra spietata, dopo averti aperto, da quella piega del mondo dove ti stavi nascondendo. Una delle canzoni più sensuali della storia.

Barbaresco Rabajà 2011 di Giuseppe Cortese, un vino che ricordo per la sua dolcezza, per la sua stoffa setosa, avvolgente, nonostante le caratteristiche del nebbiolo, come il suo tannino finissimo e vibrante, non sono perse ma valorizzate in un'annata solare e rilassata. Lo stesso passo di quella canzone, la stessa metrica mediterranea, la stessa sensazione di calde mani addosso.

 



5 - Brunori Sas - Canzone contro la paura

Un'ancora di salvezza, sempre. Cantautorato di visione cristallina e arrangiamento avvolgente. Un abbraccio, un inciampo, un pugno nello stomaco, un salto sul trampolino, un volo libero, tutto questo in libera sequenza. Parole per chi ha orecchie per ascoltare. "io canto un mondo che non c'è". E non è quello che troviamo anche noi un calice, un mondo che non c'è, eppure c'è.

"A volte basta una canzone, solo una stupida canzone e un bicchiere di vino per ricordarti chi sei".

E a volte basta un vino, per ricordarti chi sei.

Scelgo il vino di un amico, un amico trovato in questo ultimo anno, una scoperta enologica recentissima. Il Buscamara 2020 (prima e ad oggi unica uscita) per questa etichetta di Pian di Stantino, piccola realtà nelle mani di Andrea Peradotto, un vignaiolo nomade che ha recuperato fazzoletti di vigne tra i pendii dell'alto Appennino forlivese, tra Tredozio e Rocca San Casciano, lavorando in prevalenza su sangiovese da vecchie vigne. Il Buscamara è un sangiovese di montagna, succoso, balsamico, ritmato, sincero, con una vitalità unica e sprezzante. Il suo colore è un inno alla gioia, i suoi profumi un toccasana per il mio animo, mi portano al sangiovese, alle mie montagne, in qualche modo al mio mondo. Un vino contro la paura.

 

Bonus Track: Ezio Bosso - Following a bird. Se mi trovate un vino abbinabile a questa canzone è la volta che posso smettere di bere, ma vi prego non fatelo. Godetevela e basta, se ci riuscite.


Matteo Carlucci


Sommelierdellasera